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Il Bardo
“Amato Osho, Stai insegnando alla gente come morire? Stai insegnando la morte? Non dovresti invece insegnare la vita? Hai ragione, sto davvero insegnando come morire. Sto insegnando l'arte di morire, perché chi impara l'arte di morire diventa un esperto anche nell'arte di vivere. Chi dice di sì alla morte merita di vivere una vita sublime. Solo quelli che hanno saputo come annullarsi sanno anche come esistere….”
And Now, And Here, Vol. 1, #7
Durante il periodo invernale, dedico alcuni incontri settimanali di meditazione alla lettura del libro “Bardo, il risveglio dal sonno” ispirato al Maestro spirituale Osho. Esso è una interpretazione moderna e fruibile da tutti, del "Libro Tibetano dei Morti". Questo titolo, tradotto in inglese dall'originale 'Bardo Todol' fu adottato per renderlo più “comprensibile” dalla mente occidentale
Ma il problema dato da questo titolo, sta nel fatto che esso è stato interpretato come un libro che servisse o che svelasse solo quella parte finale della vita tanto temuta da divenire un tabù.
Il Bardo invece è un libro che serve ai vivi e andrebbe letto proprio in vita per, se così si può dire, ottenere un viatico per la vita ultraterrena e per “educarsi”, già in vita, ad ottenere la liberazione o a conseguire una rinascita consapevole ed intenzionale al rientro nella dimensione umana. Dunque il Bardo va letto, o meglio ascoltato, durante la vita, lasciando che “il verbo” entri in risonanza con la propria essenza, per risvegliarsi all'attuale realtà della situazione presente.
Leggo queste pagine invitando le persone che partecipano al cerchio a trovare una posizione comoda e confortevole, possibilmente supina. E comincio la lettura di queste “istruzioni”, facendomi supportare dall’uso di luci soffuse, incensi e musica che riescono ad essere veicolo facilitatore di quelle forme pensiero suggerite dalla lettura stessa del testo.
“BARDO significa intervallo, lo stato intermedio tra il completamento di una situazione e l´insorgere di un´altra. La morte é Bardo, cosi come la vita. Il Bardo é quindi anche una rappresentazione di ció che accade nel nostro quotidiano e puó insegnarci a vivere, oltre che a morire. ”
Kye ne : il bardo della vita (stato di veglia ordinaria, o sonno verticale) ; milam : il bardo dello stato di sogno; samten : bardo dello stato di meditazione; chinai : il bardo del processo della morte; chonyid : il bardo dello stato dopo la morte;sipai : il bardo della ricerca della rinascita nel samsara
“La sostanza del Bardo è di mettere insieme l’esperienza del transito con l’esperienza della vita, l’esperienza della nascita con l’esperienza della morte, tutto insieme, in modo di essere sempre, in ogni momento contemporaneamente nella nascita, morte, vita e transito.
Non c’è differenza. Ma tanto per cominciare, portiamo l’esperienza del transito nell’esperienza della vita. Questo è un modo ovvio, vero? poiché il transito ha lo stesso peso della vita. ”
Le emozioni, o meglio la forma psichica che noi diamo ad esse, vengono bruciate nel processo della morte. Dopo che ti liberi dalle sensazioni, viene il sentire (‘sensing’). E dopo che ti liberi della mente, viene il sapere (‘knowing’). E dopo che ti liberi del se’ e della coscienza, viene la natura-essenziale. A quel punto, tu sei nell’universo perché scegli di esserci. Solo a quel punto sei buono per il Lavoro. Sei utile solo a quel punto.
Quando sei utile a te stesso, allora sei utile al Lavoro.
Da "Il lavoro pratico su se stessi" di E.J. Gold edizioni Crisalide
Il sonno della macchina non produce trasformazione, né può farlo. Si può ottenere un cambiamento nell'essere solo mediante intensi sforzi e lotte contro la nostra tendenza a cadere in stato di identificazione con il sonno della macchina.
Dobbiamo renderci conto che per mezzo di dati mentali e ragionamenti non possiamo convincere noi stessi che la macchina è addormentata davvero, che l'Essere è identificato nel sonno della macchina, e che il senso e lo scopo della vita umana sulla terra (cioè la messa in funzione della macchina biologica umana come apparato per la trasformazione, per la possibile evoluzione dell'Essere) non può realizzarsi in una macchina addormentata.
In ogni caso, nessuno potrebbe vedere la situazione nella sua realtà, da una pura angolazione mentale che proviene dall'esterno. In breve dobbiamo dare uno shock intenzionale: un'esperienza personale tangibile, dove per conto nostro vediamo che questa non è solo un tipo di filosofia interessante, fatta apposta per il nostro sollazzo. In qualche modo, dobbiamo vedere, intuire e sentire per conto nostro che la macchina é veramente addormentata; potremmo anche vederla come morta, nel senso più macabro della parola. Fin quando non avremo visto definitivamente, per conto nostro, che la macchina é addormentata, e perciò non cosciente in alcun senso della parola, e che per di più non possiamo diventare coscienti solo decidendo di svegliarla, non sentiremo mai veramente la necessità di un lavoro del genere. Una volta intuito e sentito il sonno della macchina, anche se solo momentaneamente, istintivamente sapremo che possiamo scegliere, tra il lasciar passare nel sonno quel che rimane della nostra vita, e il cominciare a compiere sforzi per risvegliare la macchina.
Precisamente quattro forme di coscienza sono possibili per noi:
Sonno orizzontale
Sonno verticale (dormire camminando)
Stato risvegliato
Trasformazione dell'Essere
Sonno orizzontale e verticale possiamo già produrlo senza l'aiuto di nessuna scuola.
La terza forma di coscienza, che noi di solito ci attribuiamo ma che in condizioni ordinarie non possiamo possedere, richiede il risveglio della macchina.
Dobbiamo capire proprio fin dall'inizio che questa terza forma di coscienza non fa veramente parte del nostro repertorio; eppure lo Stato Risvegliato è una forma di coscienza così basilare della vita che ci dovrebbe venire insegnata fin da bambini, dalla nostra più tenera infanzia; come risvegliare la macchina in modo da poter vivere tutta la vita in questo stato; eppure nulla nel genere esiste nei moderni sistemi di educazione occidentali. Il risveglio della nostra macchina sta in relazione con la nostra preparazione al Lavoro, pressappoco come il giardino d'infanzia sta all'università.
Se la civiltà fosse degna di tale nome, non dovremmo essere costretti ad iniziare il lavoro ad un tale livello, pateticamente basso; ma dobbiamo trovare il coraggio di renderci conto dove noi stiamo effettivamente, e poi iniziare da lì, se non vogliamo cadere in un lavoro immaginario…
Buona vita a tutti! |